Il blog sul mercato secondario dei nomi a dominio
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scritto da Simone il 18 febbraio 2010
I domainer sono spesso al centro di polemiche perché considerati operanti al limite della legalità. L’accumulo di nomi a dominio appetibili e di qualità allo scopo di vendita o di sviluppo tramite collaborazioni con terzi (e in questo il domain parking è un legittimo uso) è spesso considerato, se non illegale, almeno immorale. La mentalità però sta lentamente cambiando, e si riconosce sempre più la valenza economica dei domainer per l’industria dei nomi a dominio: lo sviluppo continuo di sempre nuovi TLD, lo sviluppo e la crescita dei registrar sarebbero possibili senza i clienti “domainer”, capaci di accumulare e mantenere contemporaneamente un grandissimo numero di nomi a dominio?
La nomea negativa diffusa intorno alla figura del domainer ha d’altra parte una radice ben definita e non trascurabile. Alcuni domainer, in cerca di nomi appetibili e vendibili rapidamente, non si fanno scrupoli nel registrare nomi di marchi noti, sicuri che il detentore del marchio, prima di avviare una lunga e costosa causa di riassegnazione del nome a dominio, preferirà tentare una mediazione di acquisto per un costo relativamente basso. Questa pratica è nota come cybersquatting.
Data la grande diffusione di marchi di tutti i tipi e la presenza di numerose aziende detentrici dello stesso marchio in categorie differenti, non è tuttavia automatico che la registrazione di un dominio coincidente con un marchio registrato sia, di per sé, cybersquatting. Esistono infatti numerosissimi marchi registrati sconosciuti, dai nomi più disparati. Capita inoltre che di un nome esistano numerosi marchi uguali, ma appartenenti a categorie merceologiche differenti, o che i marchi, anche molto noti, coincidano con parole di uso comune (pensiamo a Puma, Apple ecc).
Perché si verifichi il caso di cybersquatting non è quindi sufficiente la registrazione di un nome a dominio coincidente con un marchio registrato, ma è necessario che si dimostri la malafede del registrante nei confronti del detentore del marchio.
Questa lunghissima premessa mi è servita a per presentare un caso che, purtroppo, si sta verificando sempre più spesso, ormai anche nel nostro paese, e che il diritto americano, sempre all’avanguardia in queste cose, ha già iniziato a precisare nella propria legislazione. Si tratta del reverse domain hijacking. Con tale pratica si descrive il processo fraudolento attraverso cui, dietro minaccia di cause legali, si richiede l’assegnazione di un nome a dominio di cui si si possiede un marchio registrato ma non i diritti per una riassegnazione. Tale pratica è rivolta nella maggior parte dei casi a utenti privati o piccole aziende che, di fronte alla minaccia di una causa legale, per timore preferiscono cedere il dominio di cui, realmente, hanno un totale diritto d’assegnazione ovvero d’uso.
Con questo post vorrei invitare dunque tutti i registranti di nomi a dominio, nel caso in cui dovessero ricevere una qualche lettera da uno studio legale per la restituzione un nome a dominio coincidente con una parola generica o, anche se inventata, coincidente con un marchio sconosciuto e di cui non si era al corrente, di accertarsi, attraverso qualche figuara competente in materia, se le richieste dell’altra parte sono motivate o meno. La materia, come si può ben intuire, è complessa. Ma ci sono alcuni elmenti di base facilmente riconoscibili:
- se il nome a dominio è generico e se il detentore del marchio è un’azienda poco nota
- se la registrazione del dominio è precedente alla registrazione del marchio
- Se, in generale, il nome a dominio è stato registrato in buona fede e a vostro avviso non è dimostrabile, da parte dell’altra parte, la malafede
In questi casi prendete in considerazione l’assistenza e la consulenza di una figura professionale preparata, che saprà aiutarvi a far valere i vostri diritti.
Ciao a tutti,
Simone
Informazioni generali - Tag:cybersquatting, reverse hijacking, riassegnazione domini
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